Paintings

PAINTINGS


 

S11

SPECTRE

oil pastels

“Noi esseri umani che siamo? Spettri, impalpabile ombra…”
Sofocle

Spectre – Diario visionario di anime dissolute

Oscuri, penetranti e rarefatti. I volti di “Spectre” ci osservano nel profondo della nostra anima costringendoci ad un contatto visivo che ci trasporta nel percorso artistico di Vanessa Ferrauto. Un percorso che inizia nel caos, generato da un bisogno di conoscenza quasi ossessiva dello spirito, dalla volontà di allontanarsi dalla bellezza estetica e formale e dal bisogno di afferrarne invece la torbida intimità.

Ci troviamo faccia a faccia con personaggi conturbanti e dissoluti, ma se osserviamo con attenzione scopriremo che questo è ciò che erano quando ancora appartenevano al genere umano. Sono spettri di epoche passate, consumati lentamente dal tempo. Il dolore e la perdizione hanno reso la loro bellezza autentica e reale, lontana da quella superficiale del mondo a cui appartenevano. Sono fantasmi, creature già esistite che non hanno più la necessità di sentire la vacuità della vita terrena, perché ne percepiscono solo l’essenza assoluta. Ma il limbo eterno e immobile in cui si trovano è fatto di silenzio e spazi vuoti. Gli spettri non hanno orecchie per sentire e nessuno con cui parlare.

I loro sguardi sono protagonisti indiscussi del manifesto della noia e dell’angoscia generata dalla consapevolezza di sentire ancora, e nonostante tutto, il bisogno di contatto con l’intensità degli esseri viventi. Contatto che viene mantenuto dall’artista attraverso un unico elemento, la cornice dei disegni, la loro finestra sul mondo. Uno spiraglio per comunicare rabbia, cattiveria, malizia, follia e tristezza in un’atmosfera fumosa e crepuscolare, in cui l’uso dei colori diventa fondamentale per creare un impatto immediato.

Il risultato è “Spectre”, un diario visionario di anime perdute e una metafora della ricerca interiore, in cui i volti di Vanessa Ferrauto ribaltano il ruolo dell’osservatore, lasciandogli l’impressione di diventare egli stesso l’oggetto del desiderio da scrutare.

FEDERICA PIZZOLO

“We who live are all phantoms, fleeing shadows.”
Sophocles

Spectre – A visionary diary of debauched souls

The faces we meet all the way through the Spectre exhibition are dark, penetrating and rarefied. They gaze into the deepest recesses of our soul, forcing us to look back at them and to dive into Vanessa Ferrauto’s peculiar artistic world.
Her artistic route originates from chaos; it relies on an almost obsessive thirst of knowledge, on the firm intention to part from formal aesthetic and beauty, as well as on the need to capture morbid intimacy.

Her artworks force us to face the Uncanny, together with thoroughly debauched characters. However, if we observe these creatures carefully, we will soon find out that this is what they were during their previous lives as humans.
They are ghosts coming from the Past, slowly consumed by Time. Pain and loss turned their beauty into something authentic and real, far from the superficial world they once belonged to.

They are spirits, hence creatures that have already existed in another form: they do not feel the need of human vacuity anymore, simply because now they are able to perceive its very essence.

Nevertheless, the eternal and immobile Limbo they inhabit is made of silence and empty spaces: ghosts do not have ears to hear and they have no one to talk to.

Their gaze undisputedly reveals the tedium and the anguish derived from their urgency to get in touch with the intensity of the Living. Thanks to the artist, they get in touch with it through one element: the frames of the very paintings, which symbolize their window onto the world; a tiny glimmer Vanessa uses to communicate anger, evil, malice, folly and sadness, all within a foggy and dusky atmosphere. The use of colours becomes fundamental, thus creating an instant impact.

The final result is Spectre, a visionary diary of lost souls and a metaphor of inner search: Vanessa Ferrauto’s painted faces overturn the spectators’ role, leaving them with the impression that they are the actual objects of desire.

FEDERICA PIZZOLO

GROTESQUE

oil pastels

“Al desiderio niente piace di più di ciò che non è lecito.”
Publilio Siro

Grotesque – Il lato ironico della trasgressione

Grotesque è un mondo immaginario in cui Vanessa Ferrauto disegna travestiti sporchi e viziosi, fieri di mostrare la loro immoralità. Personaggi confinati in luoghi colorati in cui poter vivere liberamente le proprie trasgressioni e figure ossute chiuse da contorni neri che ricordano un fumetto grottesco d’altri tempi.

L’ispirazione nasce dai volti incontrati per strada, nei locali, nei quartieri a luci rosse, sugli autobus notturni e dalla volontà di rappresentare con ironia gli sguardi intensi della perdizione.

Una malvagia incantatrice di serpenti cerca la nostra attenzione e ci introduce nel percorso. Passiamo da un paesaggio lunare in cui una dama sperimenta delle bacche velenose per le sue pozioni ad una meretrice alticcia che passeggia allegra sul lungofiume.

Entriamo nella casa di un’attrice decaduta, sola e patetica, che ancora si atteggia da diva, e in un manicomio dove un’alienata è ossessionata dalle sue unghie.

Spiamo un’alcolizzata piegata dagli abusi e una tossica in bagno seduta per terra senza una scarpa. Ci infiliamo nella camera della padrona di un bordello per poi tornare per strada da una prostituta e il suo cliente e concludere con un intrigo di streghe che ci osservano con malizia.

I protagonisti di Grotesque sono influenzati da cinema e moda. Basti pensare a “Viale del Tramonto” o alle pose delle modelle nelle foto e sulle passerelle.

Con queste parole Vanessa Ferrauto svela le suggestioni principali della sua opera. Uno spazio illusorio in cui individui solitamente emarginati dalla società diventano gli attori principali della rappresentazione artistica.

MARCO ORAZI

“We desire nothing so much as what we ought not to have”
Publilius Syrus

Grotesque – The ironic side of transgression

Grotesque is one of Vanessa Ferrauto’s imaginary worlds, populated by dirty and vicious transvestites who proudly display their immorality. Here we find characters confined within colourful spaces where they can freely experience their transgressions; we can also find bony creatures with black borders, reminiscent of grotesque comic strips from another era.

Vanessa’s inspiration comes from the varied faces she met on the streets, inside the clubs, in the red light districts and on night buses. It all comes from her wish to represent the intense gaze of perdition, subsequently reinterpreted through an ironic lens.

An evil snake charmer catches our attention: soon she introduces us to our journey. First, we get through a moonlit passage where a lady is experimenting with different poisonous berries in order to refine her potions; then, we meet a drunk harlot wandering happily on the river banks.

We get into the house of a forgotten actress, alone and pathetic yet fully retaining her diva attitude; then, we get through an asylum where we come across an alienated woman obsessed with her own fingernails.

We get the chance to observe an alcoholic subdued by abuse, as well as a drug addict with a shoe missing, sitting on the toilet’s floor. We sneak inside the private room of the madam in a brothel, then we spy on a prostitute with her client on the street. In the end, we meet a coven of witches.

The characters that inhabit this Grotesque world are all influenced by Film and Fashion; Billy Wilder’s “Sunset Boulevard” as well as fashion models’ iconic photoshoot poses are all part of this universe, revealing Vanessa Ferrauto’s main sources of inspiration.

She manages to create an illusive space where social outcasts become the leading characters of artistic representation.

MARCO ORAZI